Negli ultimi anni, Napoli ha vissuto una trasformazione radicale grazie al boom turistico. Il suo centro storico, patrimonio dell’UNESCO, è stato invaso da visitatori da tutto il mondo, attratti dall’autenticità dei vicoli, dal fascino delle sue tradizioni e, soprattutto, dal cibo di strada. Tuttavia, dietro il successo mediatico e commerciale, si nasconde una contraddizione: Napoli sta diventando una friggitoria a cielo aperto, con un’offerta commerciale sempre più omologata e una pressione abitativa che sta cacciando i residenti storici.

È davvero questo il modello di sviluppo migliore per la città? Il turismo di massa è sempre un bene? Se da un lato ha portato benefici economici e riqualificazione urbana, dall’altro rischia di snaturare la vera anima di Napoli, trasformandola in una città-vetrina, abitata solo da turisti e imprenditori.

Street food e identità: quale futuro per Napoli?

Oggi il centro storico di Napoli è dominato da attività legate al cibo da strada: pizzette fritte, frittatine, crocchè, sfogliatelle take-away. Se da un lato questa offerta ha contribuito a rilanciare l’economia locale, dall’altro sta trasformando Napoli in una meta gastronomica a basso costo, limitando le sue potenzialità culturali.

Amedeo Colella, esperto di gastronomia e cultura napoletana:

Il boom turistico ha aiutato Napoli a crescere e ha reso più vivibili zone che vent’anni fa erano off-limits per la criminalità, come la Sanità, Forcella e i Quartieri Spagnoli. Tuttavia, non bisogna livellarsi verso il basso. Napoli non può diventare solo la città della frittatina e del crocchè. È cultura, arte, storia. Se si esagera con il turismo enogastronomico di basso livello, si rischia di attirare solo un turismo di massa che non porta un vero beneficio alla città. Il rischio è quello di trasformarsi in una meta ‘dozzinale’ dove le strade si riempiono di rifiuti e si perde il decoro urbano.

Alessandro Condurro, AD di Michele in the World:

Napoli ha vissuto un boom grazie allo street food e al turismo gastronomico. È positivo perché ha portato sviluppo e riqualificazione. Tuttavia, non bisogna esagerare. Napoli è tanto altro: è cultura, storia, arte. Se si continua su questa strada, si rischia un turismo di serie B, che non porta un vero valore aggiunto. Oggi vediamo strade invase da turisti con pizze fritte in mano, e non è sempre un bel vedere.

La gentrificazione e l’espulsione dei residenti

Uno degli effetti collaterali più evidenti del boom turistico è la progressiva espulsione dei napoletani dal centro storico. L’aumento della domanda di case vacanza ha fatto lievitare gli affitti, rendendo insostenibile la vita per molte famiglie storiche.

Prof. Antonio Pescapè, docente universitario:

L’aumento del turismo è positivo, ma va gestito con intelligenza. Se Napoli saprà ‘usare il turismo e non farsi usare dal turismo’, potrà evitare il destino di città come Venezia, dove la gentrificazione ha spazzato via i residenti. Bisogna puntare su un turismo di qualità e diversificare l’offerta, sfruttando l’interesse per Napoli anche per attrarre investimenti in altri settori.”

Il pericolo è che Napoli segua il destino di città come Venezia, dove la presenza di residenti si è drasticamente ridotta a favore di un’economia interamente basata sul turismo.

Gli imprenditori e il rischio della monocultura turistica

Dal punto di vista economico, il turismo ha portato benefici tangibili. Quartieri un tempo degradati sono stati recuperati, la città è più sicura e attrattiva. Tuttavia, c’è un problema di equilibrio.

Fabio Ditto, Kbirr – Imprenditore:

È innegabile che Napoli sia migliorata grazie al turismo. La Sanità e i Quartieri Spagnoli sono stati restituiti alla città. Ma si è esagerato con il cibo di strada. Se la politica non crea alternative culturali, gli imprenditori riempiono il vuoto con attività che portano profitto, e questo spesso significa solo cibo. Non tornerei indietro, ma bisogna trovare un equilibrio.”

Il rischio è che Napoli diventi una destinazione turistica unidimensionale, priva di una vera offerta culturale strutturata.

La mancanza di una strategia: un problema da risolvere

Un’altra grande criticità è la totale assenza di una pianificazione turistica.

Prof. Raffaele Cercola, esperto di marketing:

I flussi turistici devono essere programmati e gestiti. Senza un piano, Napoli rischia di trovarsi con strade invase da dehors, rifiuti, trasporti pubblici inadeguati e una perdita di controllo sul territorio. Serve una strategia per integrare il turismo con le risorse della città, senza snaturarla.”

Donatella Bernabò Silorata, giornalista e fondatrice di Wine and the City:

Qualunque esso sia, il turismo va governato, non può esserci improvvisazione. E i rischi sono sotto i nostri occhi: gentrificazione del centro storico in primis. Napoli sta perdendo, o forse ha già perso, l’identità di capitale storica, di capitale di un regno, a favore di una nuova identità che rispecchia il turismo di oggi: la città di Maradona, della limonata a cosce aperte, del facimm ammuina. Eppure un’altra Napoli esiste.”

Napoli tra opportunità e rischi

Napoli sta attraversando una fase cruciale della sua storia recente. Il turismo ha portato miglioramenti tangibili, ma anche criticità che non possono essere ignorate.

Se da un lato è impossibile negare i benefici economici, dall’altro è fondamentale che la città non si riduca a un gigantesco fast food all’aperto, abitato solo da turisti e imprenditori.

La sfida per Napoli è quella di costruire un modello di turismo sostenibile, che non si basi solo sulla quantità ma anche sulla qualità. Serve una regolamentazione più attenta per evitare che il centro storico perda la sua anima, trasformandosi in un quartiere-vetrina senza più veri napoletani.

Napoli è molto più di una frittatina o di un crocchè: è una città di cultura, arte, storia. Il rischio è che, se non si interviene per riequilibrare il modello di sviluppo, Napoli finisca per perdere ciò che la rende unica.