L’Italia è uno scrigno carico di preziosi gioielli nel mondo delle produzioni agroalimentari.Negli ultimi anni in particolare, da nord a sud, soffia un vento positivo sulle produzioni vitivinicole che sta portando anche alla riscoperta di antichi vitgni, in alcuni casi quasi dimenticati e alla riqualificazione di zone della penisola rimaste nell’ombra per decenni, ingoiate dalle asperità dei territori, dalle condizioni socioculturali e dalle difficoltà burocratiche.
Spinta dalla curiosità per il mondo del vino e soprattutto per il mai celato amore per la mia “Calabria”, ho provato a conoscere un pò più da vicino “Terre del Gufo”, azienda vinicola della provincia di Cosenza ed il titolare Eugenio Muzzillo.
Eugenio ci ha raccontato della sua azienda, dei suoi vitigni risalenti anche alla “Magna Grecia” e della “nostra” Calabria .
Ciao Eugenio cosa fai nella vita?
Se parli di lavoro, attualmente produco e vendo vino in Calabria. In generale però ho fatto e faccio molte altre cose. Inseguo le mie passioni che, per sfortuna o per fortuna non so dire, sono molte. Mi piacciono la filosofia e la scienza, la musica e lo sport (più in generale la fatica fisica). Sono giunto però alla conclusione che è bene tenersi lontano dalle passioni: sono molto pericolose e inducono ad azzardi.
Come nasce l’idea di prendere in mano la gestione dei terreni di famiglia e cominciare a produrre vino?
Nasce appunto dalle passioni, quella per il vino e per l’agricoltura innanzitutto. Mi piaceva anche però l’idea di produrre qualcosa che fosse il frutto del mio lavoro fisico e non solo intellettuale (io sono laureato in filosofia e ho sempre vissuto col lavoro che la mia laurea mi ha permesso di ottenere). Del resto agricoltura e cultura condividono lo stesso etimo e rimandano l’idea del lavoro, della trasformazione del dato naturale in elemento “spirituale”. Anche la suggestione del ritorno alle origini famigliari ha avuto il suo peso.
Da quanti anni ti sei dedicato a questa avventura?
Veniamo dalla stessa terra. Io la amo molto e soffro ogni volta che ne vengono messe in risalto le negatività (spesso purtroppo oggettive). Com’è oggi fare impresa in Calabria?
Ovviamente è difficile. La Calabria è il sud del sud. Questo è il suo limite oggettivo ma è anche il suo fascino e la sua potenzialità più grande. Soprattutto per chi lavora nell’agricoltura e nel turismo di qualità, l’arcaicità della Calabria può essere un punto di forza, un elemento da valorizzare e su cui fare impresa. Quando si parla di Calabria tutti pensano al mare ma pochi sanno che la Calabria è, dopo la Valle d’Aosta, la regione più montuosa d’Italia, ricchissima di acqua e di boschi meravigliosi. Attraversando il Pollino, la Sila, l’Aspromonte o anche solo l’Appennino costiero è ancora possibile fare esperienza di una natura intatta, quasi primordiale, dove le uniche forme di urbanizzazione sono quelle di paesi in cui ancora si respira un’atmosfera da anni cinquanta/sessanta. In nessun’altra regione d’Italia è oggi possibile fare un’esperienza del genere. Le aree interne della Calabria sono una grande risorsa da valorizzare con cura, attenzione e amore.
Che vini produci con quali uve? Sono tutti vitigni autoctoni della Calabria?
Raccontaci la tua cantina.
La cantina è molto piccola ma bene attrezzata e consente una produzione di circa 20.000 bottiglie/anno. Si tratta di una piccolissima produzione, basata su un lavoro quasi artigianale e assolutamente lontana da una logica industriale di semplice trasformazione. Puntiamo su piccole produzioni, basse rese e produzioni interamente controllabili in prima persona.
Perché Terre del Gufo
Il Gufo è il soprannome con cui gli amici hanno sempre soprannominato mio padre per via degli spessi e grandi occhiali che ha sempre portato a causa di una forte miopia. Poiché le vigne sorgono su terreni di sua proprietà, ecco spiegata l’origine del nome.
Il tuo vino preferito
In quale altro luogo/regione ti piacerebbe produrre vino?
Sicuramente in Campania che è l’altra mia terra di origine. Magari a Ischia, in costiera amalfitana o nei Campi Flegrei. Mi piacerebbe anche lavorare in Piemonte, in Borgogna e, perché no, nello Champagne. Dopotutto sono un tradizionalista. Soprattutto in fatto di vino.