Joca: un gioco serio, fatto con il cuore
Gianluca D’Agostino
Nato a Napoli nel 1977 da genitori di Castelvetere sul Calore (AV), Gianluca D’Agostino muove i primi passi nelle migliori osterie irpine, poi a Roma, nelle cucine di Angelo Troiani e Fabio Baldassarre, coltivando talento e passione. Ma non finisce qui. Locanda Locatelli a Londra, Alkimia e Coure a Barcellona, Don Alfonso 1890 e, infine, Ristorante Veritas a Napoli, dove nel 2016 conquista la stella Michelin: in giro per l’Europa, tra impegno e ricerca gastronomica, lo chef D’Agostino elabora un approccio originale che attinge alla memoria per trarre verità, definendo una cifra stilistica decisamente contemporanea, che punta alla purezza dei sapori e all’esaltazione della materia prima, interpretata nella sua essenza.
Anno dopo anno, instancabilmente, registra in sala desideri e aspettative che danno forma a una visione, a un sogno condiviso di convivialità informale ma rigorosa: uno spazio accogliente, vivido, che guarda all’Europa e al valore sociale e culturale del buon cibo.
Nel 2024 nasce JOCA, ristorante e tapas bar nel cuore di Chiaia, tra boutique storiche e botteghe artigiane. Un progetto multiforme e in continua evoluzione, che affianca fine dining e ricordi familiari, cocktail e champagne, vini “naturali” e grandi etichette della tradizione.
Chef D’Agostino, partiamo da un concetto chiave del suo nuovo ristorante: rivoluzionare il fine diving. Cosa significa?
Il “fine diving” è un concetto che ribalta il classico fine dining, spesso incentrato sulla cucina e sullo chef. Per me, invece, il protagonista deve essere il cliente. JOCA nasce per creare un ambiente rilassato, dove l’alta cucina non è un esercizio di stile, ma un momento di piacere e convivialità. Niente formalismi esasperati, solo buon cibo e ottima compagnia.
Il format di JOCA punta su tapas e mixology. Come mai questa scelta?
Amo il concetto di condivisione. Le tapas permettono di assaggiare più piatti, di esplorare i sapori senza l’impegno di un menu tradizionale. Ogni piatto ha una sua personalità ben definita, ma il filo conduttore è sempre il gusto autentico e il piacere di stare insieme. La mixology completa l’esperienza: ogni drink è pensato per esaltare i sapori del cibo, non solo per accompagnarlo.
Il design del ristorante è un altro elemento distintivo. Come lo ha concepito?
Design e innovazione
Ho voluto giocare con i materiali, creando un contrasto tra elementi diversi che dialogano tra loro. Legno, ferro, vetro e pietra si combinano per creare un ambiente accogliente, ma con un forte carattere. L’idea era quella di riflettere la nostra cucina: concreta, moderna, ma sempre riconoscibile.
Perché aprire JOCA proprio in questo luogo di Napoli?
Il cuore della movida napoletana è il posto perfetto per un format come JOCA. Siamo nei vicoli dei baretti, dove le persone escono per stare insieme, per vivere la città. Volevo creare un’alternativa ai soliti “apericena da selfie”, dove spesso il cibo è un elemento secondario. Qui l’ospitalità è tutto: si esce per condividere, non per mettersi in mostra.
Il nome “JOCA” ha un significato profondo. Da dove nasce?
“JOCA” viene dal napoletano “jocare”, cioè giocare. Per me il cibo deve essere un piacere, un gioco tra sapori, tecniche e ingredienti. E poi il nome riflette lo spirito del locale: qui si viene per stare bene, per rilassarsi, senza eccessi o forzature. La cucina è importante, ma non voglio che diventi un’ossessione o un esercizio di ego. L’ospitalità e la relazione con il cliente vengono prima di tutto.
Il suo stile in cucina è sempre stato definito “confortante”. Cosa significa per lei?
Vuol dire che i sapori devono essere netti, le materie prime riconoscibili. Non mi interessa stupire a tutti i costi, ma voglio che ogni piatto sia pensato, equilibrato, sincero. Questo non significa rimanere ancorati alla tradizione: nel menu di JOCA ci sono tecniche moderne, una grande attenzione al vegetale e una continua ricerca per valorizzare ogni ingrediente. Con me in cucina c’è Matteo Rodolico, un giovane di talento con esperienze da Niko Romito e al Veritas. Insieme lavoriamo con la massima cura per ogni piatto, senza eccessi o forzature, ma con tanta passione e conoscenza delle materie prime.
JOCA sembra essere un progetto ambizioso ma con una forte anima napoletana. Qual è il suo obiettivo?
Voglio che le persone escano da qui con il sorriso, con la sensazione di aver vissuto un’esperienza autentica. Non voglio impressionare, voglio far stare bene. E credo che a Napoli ci sia spazio per un posto così: un ristorante che non segue le mode, ma che punta tutto su cibo, accoglienza e divertimento. JOCA è questo: un gioco serio, fatto con il cuore.
Grazie a Gianluca D’Agostino che, nel cuore di Napoli, tra tradizione e innovazione, ha creato un luogo dove l’alta cucina si spoglia di formalismi e torna a essere un’esperienza autentica di gusto e convivialità. JOCA non è solo un ristorante, ma un’idea, una filosofia che celebra il piacere del cibo senza sovrastrutture, mettendo al centro le persone. Un “gioco” che, tra sapori netti, ricerca e passione, invita a vivere la tavola con spontaneità e gioia. Perché, come dice lo chef, alla fine il buon cibo è questo: un momento da condividere, senza eccessi, ma con tutto il cuore.